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Scuola Mediterranea di Economia Civile e di Comunione: seconda puntata

Si è svolta a Crotone il 26 e 27 novembre scorsi

Scuola Mediterranea di Economia Civile e di Comunione: seconda puntata

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di Antonella Ferrucci

Abbiamo chiesto a Ivan Vitali, docente insieme a Alberto Frassineti, in questo week end dedicato a “Impresa civile e sociale: cultura valori e missione” di darci qualche sua impressione di questi due giorni.

Ivan, cosa puoi dirci di questa esperienza con gli studenti della Scuola?

Anzitutto sono stato molto felice di esser aver avuto l’opportunità di dare il mio contributo nell’ambito di questa secondo incontro della Scuola Mediterranea di Economia Civile e di Comunione. Sicuramente non è stata una lezione, in cui c’è  chi insegna e chi ascolta, ma, piuttosto, un vero e proprio scambio e confronto a partire da esperienze.

Che tema dovevi trattare nella tua “lezione”

 Il mio tema era: Progettare imprenditoria sociale per i bisogni del territorio: lo avevamo impostato con Alberto in modo che provocasse un dibattito, una reazione dai partecipanti. E posso dire che è stato così: lo scambio con le persone è stato molto vivo. Ad un certo punto ho avuto l’impressione di essere entrato in una “ferita aperta”, e le persone me lo hanno confermato. Erano uscite una serie di idee per progetti di imprenditoria civile, molto interessanti e vicine alla concretizzazione. Ma l’impressione di qualcuno era che, nel contesto del sud fossero molto difficili da realizzare,  si sentiva la fatica nel trovare l’anello di congiunzione fra il desiderio di intraprendere i progetti e la frustrazione, la fatica dell’esperienza quotidiana. Io allora ho chiesto: cosa manca perché queste idee si possano concretizzare?

E questa tua provocazione a cosa ha portato?

Si è visto anzitutto che esiste un problema di rapporti con le istituzioni pubbliche: allora abbiamo provato a ragionare sull’impostare gradualmente una soluzione non ottimale magari, ma una soluzione per iniziare a muoversi: se aspettiamo di avere la soluzione migliore non ci muoveremo mai; con 1011226_Crotone_01_ridquesto ovviamente non si intende intraprendere in maniera visionaria, naif, ma il partire dotandosi di una serie di strumenti che lo stesso corso andrà poi ad offrire: data una idea, ad esempio fra quelle emerse alla scuola, un incubatore di imprese, una casa famiglia/nido, una scuola di lingue,  il farsi due conti, un piccolo business plan per capire se l’idea è sostenibile da un punto di vista economico finanziario. Abbiamo ragionato per un giorno e mezzo di mission: la mission è molto importante ma è solo uno dei vari elementi necessari per fare una impresa civile che duri. Alla fine era chiaro che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno,  ma con un confronto che faccia da specchio, una critica che aiuti a ripensare meglio il progetto, qualcosa si può pensare di intraprendere. Una strategia può essere quella di condividere una idea con un amico: se l’idea resiste allo “smontaggio dell’altro”, che ci fa da specchio, forse l’idea è buona.

Ivan, cosa ti porti a casa dopo questa esperienza?

Anzitutto mi si è confermata l’idea che avevo dell’accoglienza, del calore che offrono le persone di questa terra. E poi la voglia di contribuire con la mia disponibilità a fare nascere imprese qui.

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