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Persino le persone più agitate e ingestibili trovano in quella sosta pace e tranquillità.

 

Siamo quattro fratelli, uno di noi adottivo. La mia vita è stata caratterizzata da momenti forti che mi hanno resa sensibile al dolore: la malattia del nonno paterno, che abitava nella nostra stessa casa e che ho avuto la fortuna di assistere fino alla sua partenza per il cielo. Poi, la lunga malattia del papà e un incidente automobilistico della mamma, che l'ha costretta a letto per lunghi mesi, hanno contribuito alla mia scelta di un lavoro che desse valore e significato alla sofferenza.

Così, da 6 anni, lavoro nel sociale e attualmente in un centro per malati d'Alzheimer. Tante sono le occasioni, i momenti, le possibilità di essere e dare amore, oltre le parole, con uno sguardo, un sorriso...
Come si sa, le persone, colpite da questa malattia, hanno perso la loro identità, si sentono incapaci, spesso inutili. Proprio per questo oltre alle terapie, agli esercizi cognitivi, attività che caratterizzano la loro permanenza al centro, quello che cerco di trasmettere, e che dà valore al mio lavoro, è la bellezza, l' importanza che ognuno ha, la ricchezza di ciò che sono per chi gli sta accanto: che sentano l'amore e che arrivi ai loro cuori!

arriva... perché i frutti sono quotidiani: la gioia delle persone che al mattino entrano sorridenti; non manca mai chi arrivando dice: "mi sento a casa" oppure "al centro tutti mi vogliono bene"...e tanti altri piccoli, grandi episodi.
Ad esempio, circa un anno fa ha iniziato a frequentarci una signora, da poco tempo vedova.
La sua permanenza al centro non era suo desiderio ma dei figli, preoccupati per la sua situazione di salute. Nonostante tutto lei si rifiutava di venire, isolandosi, evitando di comunicare e rimaneva sola, piangendo. Mi ero presa a cuore la sua situazione ed il suo dolore e cercavo di coinvolgerla,di renderla partecipe nelle cose che amava fare.
Piano, piano la situazione è radicalmente cambiata, al punto che ora parla del centro come la sua “seconda casa” e se prima piangeva all'idea del centro, ora piange se non può venire.

proprio questo vuole essere il posto dove lavoro, un luogo dove si sperimenta il calore di una famiglia, dove le persone possano sentirsi accolte, capite. Ed è veramente meraviglioso, perché se a causa della patologia dimenticano nomi, attività, fatti, avvenimenti, l'amore nei loro ricordi rimane.
Ad un certo punto per rispondere ad un’esigenza che alcuni avevano, ho proposto una iniziativa a carattere religioso: la dimensione spirituale fa parte della loro vita – mi sono detta - perché non dare spazio anche a questa dimensione?
Quando l’ho proposto sono stata derisa da qualcuno, la mia proposta sembrava ridicola… Nonostante tutto ho pensato di insistere, fino a che non venisse approvata dai miei colleghi...ed è stato così. Le persone che vi partecipano sono felicissime e sempre entusiaste di questo momento di preghiera. Non è un'attività che ha particolari effetti cognitivi, ma ha comunque "poteri" speciali: persino le persone più agitate e ingestibili trovano in quella sosta pace e tranquillità.

Health Dialogue Culture

Vuole contribuire all'elaborazione di una antropologia medica che si ispira ai principi contenuti nella spiritualità dell'unità, che anima il Movimento dei Focolari e alle esperienze realizzate in vari Paesi in questo campo.


 

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