CONGRESSO INTERNAZIONALE
Quale medicina? Tra globalizzazione, sostenibilità e personalizzazione delle cure
18 - 19 Ottobre, 2013
PADOVA
Aula Morgagni - Policlinico Universitario
Gli enormi sviluppi nel campo tecnologico applicato alla medicina hanno comportato un progresso impensato nelle capacità diagnostiche e terapeutiche, con biotecnologie sempre più sofisticate e costose. Nello stesso tempo un'ampia parte di umanità ancora soffre e muore per cause che sono assolutamente prevedibili e prevenibili.
La persona in relazione: quale modello di riferimento?
Riflettere sulla persona ci porta ad assumere un atteggiamento intellettuale di grande rispetto, perché ci troviamo dinnanzi ad una realtà avvolta in qualche modo nel “mistero” e che può essere considerata e compresa da molteplici prospettive: teologica, filosofica, etica, psicologica e via dicendo.Le mie riflessioni sono solo spunti per contribuire ad un approfondimento a cui tutti siamo invitati e incoraggiati.
Persona vuol dire individuo razionale fondato su:
Comunicazione e relazionalità in medicina: lo stato dell'arte
Pochi cambiamenti nella vita dell'uomo sono stati così profondi come quelli prodotti negli ultimi decenni dalle scienze biomediche e dalla pratica della medicina.
Gli enormi sviluppi nel campo tecnologico hanno comportato un progresso impensato nelle capacità diagnostiche e terapeutiche, con la nascita conseguente di nuove discipline specialistiche, necessarie per far fronte al rapido aumento delle conoscenze e alle biotecnologie sempre più sofisticate. Ne è derivata una frammentazione del sapere per cui, sul piano clinico, il singolo paziente non viene più curato da un solo medico, ma da più medici, e spesso in collaborazione con esperti di altre discipline.
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Una luce nella malattia
«Quando circa 4 anni fa, a Fernando era stata diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), un brivido aveva attraversato tutta la mia persona – racconta Maria -. Ero sgomenta e piena di paura. Lui intuendo il mio stato d’animo, mi ha sussurrato: “Io sono pronto, vedrai che Dio ci darà la grazia per questo momento prezioso”. Mi sono sentita rinascere: anch’io voglio aderire al disegno d’amore che Dio ha preparato per noi. Così iniziamo quest’avventura.
Sviluppo della tecnologia e relazione medico-paziente
L’umanizzazione del rapporto medico-paziente e la centralità della persona (in particolare dei soggetti più deboli, in precarie condizioni economiche, in stato di disagio o di emarginazione, gli ammalati cronici e quelli non autosufficienti o con handicap) deve diventare un punto fermo nell’organizzazione della sanità pubblica.Nonostante tutto, ancora oggi in pieno boom tecnologico, il paziente desidera che il medico lo tocchi, gli metta una mano sulla pancia, gli ascolti il cuore con lo stetoscopio e lo faccia tossire. Questi semplici gesti servono a creare una particolare intimità tra medico e paziente, a rafforzare la fiducia, a spingere l’ammalato ad aprirsi e a raccontare i propri timori, non solo i propri sintomi.
Pratica medica, comunicazione e qualità di vita
Tenendo conto delle condizioni reali delle situazioni (economiche, culturali, umane, ecc), si può certamente identificare una visione ideale-realistica della cura, in cui la comunicazione gioca un ruolo immenso. Si può altresì affermare che in fondo, al cuore dell’etica biomedica, c’è un’etica della comunicazione che rende a ciascuno un po’ della sua identità, della sua umanità, una dignità che è qualità della vita personale. Che cosa vi può essere di più alto e più concreto?
Dalla “costruzione” della storia clinica al conseguimento degli obiettivi terapeutici
Come le scienze orientate in senso chimico e molecolare hanno costituito il paradigma medico del XX secolo, così è stato proposto per il secolo XXI un paradigma medico centrato sulla relazione, che assuma in sé la prospettiva del paziente 1 Molto più che in passato, l’attenzione dei ricercatori è rivolta oggi alla relazione tra medico e paziente, considerata da alcuni il centro della Medicina stessa 2. Essa è oggetto di studio in tutte le sue fasi, dal colloquio anamnestico alla definizione della diagnosi, alla programmazione della terapia, al controllo nel tempo dell’evoluzione dell’evento morboso e dei suoi esiti. Lungo tutto questo percorso, si riconosce un ruolo rilevante all’empatia che il medico saprà trasmettere.
Curare chi cura
Un sottile disagio può pervadere chi si trova a introdurre un discorso sull’arte medica senza averne il titolo accademico: quasi a voler penetrare in un luogo in cui non si ha autorizzazione alcuna, se non quella di una quarantennale pratica professionale a confronto in simultanea con entrambe le prospettive, quella del medico e quella del paziente. Eppure, al di là di una legittimazione che derivi da un sapere scientifico e da una specifica professione, il rapporto tra questi tre termini – il paziente, il medico e l’arte della cura – chiama in causa ogni uomo e ogni donna.
La comunicazione della diagnosi
Come sappiamo, medico e malato non parlano sempre lo stesso linguaggio.Prendiamo l’esempio di un cancro. Il medico cita spesso le statistiche e la “possibilità” della guarigione, mentre al malato interessa se lui stesso potrà guarire.In altri casi una diagnosi, apparentemente non troppo grave per il medico perché ritenuta “guaribile”, può essere mal accolta dal malato, che vede diminuire la qualità della propria vita, che per lui può avere un’importanza difficilmente valutabile dall’altro.Inoltre, la percezione della gravità di certe diagnosi è cambiata nel corso degli ultimi decenni e quindi bisogna tenerlo presente.
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